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Grand Tour tra le chiese più belle della Val Camonica

Guidando tra le montagne si scorgono dal finestrino diverse insegne pubblicitarie ideate da un Ufficio Turismo che ha puntato – con successo – alla semplicità: “Valle Camonica: la Valle dei Segni”.

Conosciuta in tutto il mondo per custodire le incisioni rupestri, l’antica Camunia accoglie ogni anno migliaia di viaggiatori, uomini e donne che cercano le loro origini in queste forme archetipali così semplici e così affascinanti, enigmatiche e attuali. La meta, per molti, è Capo di Ponte, centro che custodisce il grande parco nazionale dedicato alle Incisioni. Chi vi si reca, però, spesso ignora che a pochi metri si staglia, su uno sperone roccioso, una delle chiese più belle del Nord Italia. 
E che a pochi chilometri ve ne sono altre, a decine, che attraversano secoli e secoli di storia. Chiese antiche e moderne, piccole e monumentali, diroccate o, ancora oggi, trionfali, nel loro essere punto di riferimento spirituale di molte comunità il cui fervore tiene viva tutta l’area alpina.

Storie incise nella pietra

 La Pieve di San Siro a Cemmo (Capo di Ponte)

Il nostro Grand Tour tra le chiese più belle della Val Camonica comincia da qui: a Capo di Ponte, il paese dei segni e delle incisioni, ma anche della Pieve di San Siro, un gioiello romanico incastonato su uno sperone sovrastante il fiume Oglio. 
Dal basso si scorgono le tre absidi che affacciano sulla valle. L’ingresso alla chiesa è laterale. La facciata, nascosta, è incassata nella montagna. Ma una chiesa senza facciata non deve spaventare: il portone strombato laterale dal quale si accede è un trionfo di bassorilievi con decorazioni sinuose dai motivi vegetali e animali (colpisce, fra tutti, un’aquila meravigliosa, perfettamente sopravvissuta al tempo).

L’interno è austero e silenzioso, la luce è poca, ma si riflette sulla pietra chiara in mille riflessi. Dalle piccole finestre nelle absidi ci si può affacciare e avere una prospettiva della Valle nuova, sotto di sé il fiume, e ovunque, montagne. San Siro è patrono di tutta la Val Camonica: il culto a lui dedicato è molto sentito ed è legato proprio a questa chiesa, dove si tengono annualmente celebrazioni solenni con pellegrinaggi e messe, soprattutto il 7 dicembre, giornata in cui si ricorda il suo ruolo di evangelizzatore della zona.

Sant’Antonio Abate a Breno: frammenti di un ciclo grandioso

Ormai sconsacrata, la Chiesa di Sant’Antonio si distingue per una pianta irregolare, il campanile di pietra e le piastrelle ceramiche posate a formare motivi geometrici. Così descritta può sembrare semplice: in realtà l’interno custodisce una stratificazione di imprese artistiche tali da costituire un piccolo museo. La chiesa è nota per le Storie del profeta Daniele, affrescate da Girolamo da Romano detto il Romanino tra il 1536 e il 1537. Oggi conservate solo parzialmente, le storie si distinguono per la resa vibrante, viva e colloquiale del Romanino, pittore che in Valle soggiornò a lungo e che fu impegnato nei più importanti cantieri artistici, all’interno dei quali raffigurò i volti ruvidi, popolari ma sinceri, di chi abitava Breno e i comuni limitrofi nel XVI secolo. Una pittura realista, senza abbellimenti. Tra i dettagli più impressionanti colpisce un grande cane bianco, colto di sbieco, nell’atto di saltare.

Sull’altare maggiore, la pala di Callisto Piazza del 1527, che raffigura una Madonna in trono con Bambino tra i SS. Sebastiano, Rocco, Antonio Abate e Siro. Il dipinto lascia sbalorditi. Emoziona il plasticismo delle forme, soprattutto nei riflessi lucenti delle vesti. La Madonna tiene in braccio il Figlio ed è bellissima, come gli angeli che volteggiano sopra di loro, intenti a sorreggere un drappo come una quinta teatrale.

Completano l’ambiente, sul lato sinistro della navata, alcuni affreschi e una sinopia, riportati alla luce nel corso dell’ultimo restauro, di Giovanni Pietro da Cemmo, che ha dipinto negli ultimi anni del ’400 anche gli evangelisti e i Padri della Chiesa raffigurati nella volta presbiteriale.

Uno sposalizio romantico e affollato: la Chiesa dell’Annunciata a Bienno

Una folla ammassata e incuriosita osserva una coppia con sguardo attento, affacciandosi da altissime balconate per non perdere l’accadimento. San Giuseppe e Maria si stanno sposando e sono colti nel momento dello scambio degli anelli. Alla sinistra dello sposo si dispongono, secondo la tradizione iconografica, i pretendenti con cappelli ornati di piume, impegnati a spezzare le verghe rimaste sterili, più assorti e delusi che realmente contrariati.

Siamo nella Chiesa dell’Annunciata di Bienno, a pochi chilometri da Breno. Nel cuore del paese, Romanino mette in scena una vera e propria festa popolare: i volti dei presenti sono raffigurati vicini l’uno all’altro, fino a saturare lo spazio, come se l’intera comunità partecipasse al rito. È una scena dolce e affettuosa, dove la gioia per la felice unione riluce non solo negli sguardi, ma anche nelle festose decorazioni vegetali appese alle colonne.

Nella terza campata di destra, in un diverso ciclo di affreschi, si susseguono diverse scene della vita di san Francesco, oggi in parte compromesse nella zona centrale, attribuite a Giovanni Pietro da Cemmo e alla sua bottega. Al di sotto si trova l’affresco del Dogma della morte, in cui sette personaggi appartenenti a differenti ceti sociali, intenti a offrire doni, vengono colpiti senza distinzione dalle frecce di una figura scheletrica.

Chiesa di Santa Maria Assunta: il trionfo del colore

Siamo a Esine: la montagna è bassa, l’eco del Romanino ancora forte, ma nella chiesa di Santa Maria Assunta si fa strada l’arte di uno straordinario maestro, Giovanni Pietro da Cemmo. La chiesa presenta un interno a navata unica, interamente decorato tra il 1491 e il 1493 proprio dal pittore rinascimentale. Il ciclo di affreschi è commovente per il suo vorticare di colori caldi e brillanti, completamente abbaglianti per un fedele che, entrando, si accinge a contemplare le storie di salvezza che vi sono raffigurate.

Tra le scene principali: l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la monumentale Crocifissione sulla parete di fondo e l’Assunzione della Vergine. Nella volta presbiteriale domina il grandioso Cristo Pantocratore, di oltre tre metri, collocato in una mandorla e attorniato da una cerchia di 72 personaggi distinti per classi. Insieme a santi e martiri sono rappresentati anche patriarchi, imperatori e profeti.

È un’impresa grandiosa, che impressiona per lo splendido stato di conservazione e per la dominanza delle tinte calde, sulle tonalità del rosso, che pervadono ogni angolo della decorazione.

Cemento e vetro, luce e colore

 Sant’Antonio Abate a Corti, a Costa Volpino

Il nostro tour, che è partito in maniera inusuale in alta quota, per terminare infine sulle sponde del Lago d’Iseo, ci porta a Costa Volpino. Qui gli amanti delle architetture più rigide e moderne potranno meravigliarsi di fronte a una struttura dall’aspetto semplice e lineare, completamente realizzata in cemento armato. 

È la Chiesa di Sant’Antonio Abate a Corti. In realtà il grigio è solo apparente: basta varcare la soglia della chiesa per essere travolti dai colori delle preziose vetrate policrome istoriate realizzate dalla scultrice camuna Franca Ghitti. Sul lato di sinistra, i Sette giorni della Creazione, mentre nella parte destra le Sette piaghe dell’Apocalisse. 
L’altare maggiore lascia scorgere, attraverso una grande vetrata, il giardino esterno. È una chiesa splendida, moderna eppure così ancorata alle forme archetipiche della Val Camonica, che rivivono nelle vetrate semplici e lineari disegnate da Franca Ghitti. Un tocco di contemporaneo che conclude un viaggio artistico in una Valle che i segni li ha preservati, custoditi e trasformati nel tempo: dalla pietra incisa alla parete affrescata, dal colore rinascimentale al vetro attraversato dalla luce. 
Segni antichi e nuovi, mai muti, che continuano a parlare a chi attraversa le montagne con lo sguardo sempre attento.

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